ALL MY ROBOTS

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EN All My Robots is the third album released by the Italian percussionist Sebastiano de Gennaro under the MeMe label. Twelve pieces composed for piano,  percussion and electronic  instruments,  and attuned to four musical categories:  contemporary music, math -rock, electronic music, and cartoon sound. The album contains a piece dedicated to the composer Olivier Messiaen, a sequence of five “Musica Ricercata” pieces in math metal style  which mention in the title the famous György Ligeti collection, and Johann Sebastian Bach’s Prelude with which All My Robots  ends.

All My Robots is a tribute to the science fiction genre. The twelve pieces are  linked to and inspired especially  by Isaac Asimov and his science fiction literature, but  are in debt as well  to the musicians whom Sebastiano de Gennaro likes to call “science fiction composers”: Ligeti, Messiaen, Frank Zappa, the pioneer of electronic music Raymond Scott and some other contemporary musicians of IDM (intelligent dance music). Technically, it’s an album composed almost entirely for  an ensemble of five elements:  three percussionists (marimba, vibraphone, xylophone) and a pianist, with this “human” acoustic ensemble being supported by a fixed electronic element  based on a rhythmic percussion mode close to a certain type of vintage electronic  sound  recalling the early pioneering works of the Fifties in Milan by Berio and Maderna.

Proposed are two possible live sets: solo or full quartet.

IT il 9 Giugno 2015 è uscito per MeMe il mio primo disco interamente composto da brani originali. Dodici composizioni per pianoforte, percussioni intonate ed elettronica allineate a quattro coordinate musicale: musica contemporanea, math metal, elettronica e cartoon sound. Nel disco compaiono anche un brano dedicato al compositore francese Olivier Messiaen, una serie di 5 ‘Musiche Ricercate’ in stile math metal che nominano nel titolo la celebre raccolta di György Ligeti ed un preludio di Johann Sebastian Bach con cui si chiude All My Robots.

All My Robots è un omaggio musicale al genere fantascientifico ed in special modo a quella fantascienza in grado di dimostrarci quanto l’immaginazione sia il primo, indispensabile passo nell’evoluzione delle cose del mondo. I dodici brani, oltre ad essere fortemente legati alle suggestioni delle mie letture Asimoviane, sono anche l’esito e l’elaborazione di massicci ascolti dedicati a musicisti classici che reputo ‘compositori fantascientifici’ come per esempio Olivier Messiaen e György Ligeti, ma anche dedicati alla musica elettronica spaziando dai lavori di Raymon Scott degli anni cinquanta ed arrivando al dubstep di Skrillex. Tutti i miei robot è in verità riferito a tutti i miei robot disegnati: da bambino disegnavo solo astronavi e robot, da adulto provo sempre a disegnare ma con la musica anziché con i pennarelli.
Tecnicamente si tratta di un disco quasi interamente composto sulla carta da musica per un ensemble di cinque elementi, quattro percussioni intonate (xilofono, marimba, vibrafono e glockenspiel) ed un pianoforte; questo organico acustico ed ‘umano’ è fortemente connesso ed integrato in un paesaggio elettronico, fondamentalmente basato sulla pulsazione percussiva.
Nella stesura delle parti per gli strumenti acustici ho applicato una scrittura decisamente tradizionale, lavorando sul pianoforte con carta e matita, anche se in maniera assolutamente non accademica, dato che le mie competenze compositive arrivano esclusivamente da esperienza autodidatta. La composizione della parte elettronica invece nasce dalla raccolta di molto materiale registrato improvvisando, poi selezionato ed organizzato attorno alla partitura del quintetto. Ho utilizzato moltissimo alcune applicazioni musicali per iPhone: synth virtuali, noise machine, drum machine, Tilt tone. Spesso i suoni ricavati da queste applicazioni li ho campionati in 8 bit con una piccola Casio SK-1 ed il risultato è stato immediatamente quello di una elettronica vintage, timbricamente molto vicina ai primi esperimenti fatti con quegli enormi oscillatori.. per fare un esempio penso ai suoni su cui lavoravano Berio e Maderna negli anni cinquanta a Milano.
Sono molto attratto dal rapporto umano-artificiale nella musica, le ricerche sull’esecuzione robotica di una partitura arrivano da lontano, dagli antichi organi meccanici che nelle piazze suonavano come intere orchestre mosse da un mantice e da una manovella, o dalla musica per piano meccanico di Conlon Nancarrow, ineseguibile da un essere umano. Anche se non era nelle mie intenzioni originarie, voglio considerare l’elettronica di All my robots un omaggio a questa antica forma di rapporto persona-automa.

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video: Pietro Puccio

 

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